
La Regione Marche ha emanato il bando per la concessione di contributi a fondo perduto alle imprese artigiane. Il contributo regionale concesso è pari a 20.000,00 € nella misura massima del 50% della spesa totale ammissibile.
E’ possibile richiedere un contributo per i costi sostenuti a partire dal 01/06/2015 e/o per i costi non ancora sostenuti. Sono considerati ammissibili i costi per l’ acquisto di hardware e per lo sviluppo di software gestionali, professionali e per altre applicazioni aziendali inerenti all’attività dell’impresa.
Al bando possono partecipare le imprese artigiane, singole o associate, iscritte all’albo delle imprese artigiane a partire dal 01/06/2015. La scadenza del bando, di cui inseriamo una sintesi qui ALLEGATA(1-scheda-contributi-per-imprese-artigiane), è il 15 DICEMBRE 2016.
Nel caso in cui si volesse ricevere gratuitamente l’assistenza tecnica per predisporre la richiesta di contributo, si può contattare la dott.ssa Deana Carosi del COSIF al numero 0734.605373 (int. 2) o all’indirizzo e-mail progettazione@cosif.it.
La redazione del progetto è GRATUITA.
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Traghettare il proprio business nel futuro è più facile chiarendosi prima ogni dubbio sulla trasformazione digitale.

Se il punto di partenza della digital transformation aziendale è lo smart manufacturing, il passo successivo è la dematerializzazione. Si tratta di innescare un processo che rivoluziona gran parte delle procedure e delle dinamiche organizzative. Modificare pratiche consolidate e ridisegnare ruoli in funzione delle nuove possibilità offerte dagli strumenti digitali non è facile e nemmeno scontato. Ma per farlo bene e traghettare il business nel futuro bisogna sfatare i falsi miti.
Dematerializzare significa ridimensionare il personale: falso. Inutile girarci attorno: sostituire il lavoro manuale con l’automazione spaventa le risorse.
La dematerializzazione però, non toglie lavoro alle persone, anzi lo migliora nell’ottica di una razionalizzazione più efficiente.
Le funzioni collegate alla conservazione documentale, le varie fasi del ciclo dell’ordine attivo e passivo, i passaggi e le relazioni che si agganciano alle comunicazioni cartacee in transito dentro e fuori l’azienda pesano oggi in maniera preponderante sui task. Nel momento in cui i documenti vengono digitalizzati e diventano “parlanti”, ovvero accessibili in tempo reale dai sistemi aziendali e capaci di condividere in vario modo le informazioni che contengono, il personale può risparmiare enormi quantità di tempo ed energie nella loro gestione e dedicarsi al vero patrimonio dell’impresa: i clienti.
L’infrastruttura IT va potenziata: dipende
Rendere digitali i processi non significa necessariamente cambiare le infrastrutture aziendali. Tutto dipende sempre da qual è il punto di partenza, soprattutto nel caso si scelga di affidare al cloud applicazioni e risorse. Le logiche dell’As a Service e dell’On demand, infatti, costituiscono un grosso valore aggiunto per evitare investimenti e reingegnerizzazioni. Sfruttando soluzioni private o ibride oppure affidandosi al Public Cloud, la digital transformation permette a un’azienda di usare le migliori soluzioni gestionali senza possederle. Oggi, infatti, non è più il possesso del software a fare la differenza ma la qualità del servizio. È sufficiente disporre di una connessione Internet per poter creare, editare e conservare in tutta sicurezza qualsiasi tipo di documento. In più non ci sono vincoli legati alla manutenzione perché è il provider a occuparsi di ottimizzare e aggiornare potenza di calcolo e applicativi. Grazie alla dematerializzazione dei documenti in azienda e a nuovi criteri gestionali si risparmiano spazi fisici e risorse.
Il cloud non garantisce controllo su dati e documenti sensibili: falso
La sicurezza fisica e la sicurezza digitale sono un salto culturale per i manager.
Passare da schedari pieni di carta messa sotto chiave all’interno di uffici chiusi a due mandate a un concetto di Storage virtuale o as a Service in cloud non è banale. Eppure gli standard di data protection offerti dai sistemi virtuali e dagli operatori Cloud, garantiscono business continuity e disaster recovery allo stato dell’arte. I dati sono conservati nei server in remoto e possono essere tenuti costantemente sotto controllo e duplicati su qualsiasi architettura, resi accessibili attraverso sistemi di protezione avanzati, garantiti da chi fa di questo servizio il proprio core business.
Chi teme inoltre possibili perdite di informazioni sensibili relative ai clienti in seguito a intromissioni nei data center dove sono custodite, dovrebbe piuttosto tener presente che la stragrande maggioranza dei buchi nella sicurezza si verificano proprio in ufficio, e sono per lo più dovuti al mancato rispetto delle policy aziendali sull’utilizzo dei sistemi informativi.
C’è un altro dubbio che riguarda la gestione digitale ed è la connessione: cosa succede se Internet non funziona? Niente paura: oggi gli applicativi per la gestione di fatture, contratti e documenti sono ottimizzati per lavorare anche in assenza di connessione e da qualsiasi device. Nell’improbabile eventualità di un disservizio di Rete, è possibile continuare a lavorare off line, con il sistema che salva le modifiche in locale fino a quando la connessione non viene ripristinata, o accedere da un’altra postazione collegata al Web. In ogni caso, a sessione conclusa e tornata la Rete, il lavoro viene automaticamente replicato e immagazzinato nel Cloud.
I collaboratori non hanno dimestichezza con la tecnologia: falso
Consumerizzazione dell’IT e utenti sempre più multicanali sono due asset fondamentali della digital transformation aziendale. L’utilizzo di smartphone e tablet ha abituato dipendenti e collaboratori a utilizzare le app e le tecnologie con un’elasticità e una proattività che costituiscono un grosso valore per la cultura dell’impresa. L’importante è progettare soluzioni e modalità di interazione capaci di garantire la qualità della user experience attraverso interfacce intuitive dotate di elementi grafici che guidano l’utente attraverso le varie funzioni, con tutorial on line che supportano le attività e sistemi di condivisione dei file che permettono a colleghi e team leader di collaborare, anche da remoto, sullo stesso documento.
L’investimento non vale i soldi spesi: potreste rispondere da soli, ma…
Che l’IT per le imprese sia un costo e non un investimento è il refrain che ha fatto perdere competitività all’economia italiana nell’ultimo decennio. Ma se non sono i dati macroeconomici quelli che possono far cambiare idea, basti pensare a quanto si risparmia digitalizzando una fattura tradizionale: tra stampa, archiviazione, trattamento e invio, ogni documento in formato cartaceo arriva a costare fino a otto euro. Uno digitale solo qualche centesimo.
Bisogna aggiungere poi la quantità di attività associate a gestire la documentazione cartacea, statica e passiva rispetto a quella digitale, dinamica e attiva che, evitando ridondanze, facilita la ricerca ma anche la rilavorazione e la conservazione dei documenti, permettendo a tutti gli operatori della supply chain di condividere e collaborare attraverso una standardizzazione delle informazioni e delle procedure facendo risparmiare tempo e risorse.ù
A parità di costi e di fatica, dunque, è evidente che dematerializzare conviene sempre e comunque.
Fonte: “http://blog.teamsystem.com/alyante/blog/dematerializzazione-e-cloud/dematerializzazione”

Il concetto di welfare aziendale si sta sempre più ampliando. Due sono le motivazioni principali: la crescente sensibilità per aspetti come l’immagine sul territorio e la soddisfazione del personale (che di fatto aumenta la produttività e riduce assenteismo e turnover); le agevolazioni fiscali che il Governo ha recentemente introdotto.
La Legge di Stabilità 2016 infatti ha modificato l’art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir), limitando al 10% forfettario la tassazione su premi di produzione fino a 2.000 euro per i lavoratori con reddito sotto i 50mila euro. Ma se il lavoratore sceglie di convertire il premio in benefit, cioè in elementi di retribuzione non monetari, la tassazione è zero. Inoltre non rientra più nella base imponibile una serie di servizi erogati dall’azienda ai lavoratori e loro familiari, quali servizi scolastici, asili nido, mense, centri vacanze, borse di studio, assistenza a familiari.
La Legge di Stabilità 2017 ha poi allargato i margini d’azione, sancendo la totale esenzione fiscale per i contributi/premi versati dal datore di lavoro per terapie di lungo corso e malattie gravi, e la non concorrenza ai limiti di deducibilità di spese sanitarie e versamenti alla pensione integrativa per i servizi che l’azienda eroga appunto in ambito sanitario e previdenziale al posto del premio di produttività.
Insomma il welfare aziendale conviene all’azienda, ma anche al lavoratore, che oltre a godere di questi benefit, su di essi non subisce trattenute.
L’Osservatorio Welfare Index PMI, promosso da Generali con Confindustria e Confagricoltura, classifica 10 tipologie di Welfare aziendale:
Lo scorso marzo il Welfare Index PMI ha presentato il primo Rapporto nazionale, basato su interviste a 2140 aziende tra 10 e 250 dipendenti, da cui emerge che il 45% è attivo in almeno 4 dei 10 ambiti elencati, e l’11% in più di 6 ambiti. Gli ambiti più diffusi sono formazione e sostegno alla mobilità (64%), e assicurazioni per dipendenti e famiglie (53%), e i meno diffusi integrazione sociale (14%) e conciliazione vita/lavoro (5%). Risulta inoltre che gli incentivi fiscali sono determinanti; e che maggiore è la dimensione, più alta la diffusione: le aziende attive nel welfare hanno tipicamente più di 100 dipendenti.
Da sempre i “benefit”sono visti come una prerogativa delle grandi aziende, mentre le piccole e medie imprese al massimo erogano ai dipendenti premi di produzione in denaro.
Assodata però la convenienza economica del Welfare per aziende e lavoratori, per una sua capillare diffusione anche nelle PMI occorre un lavoro informativo sistematico da parte delle associazioni, e supporto in termini di redazione e gestione del piano di welfare.
Una soluzione è fare rete, in modo da raggiungere una massa critica di dipendenti che consente di fornire una gamma di servizi welfare standard realizzando economie di scala che rendono i costi sostenibili. Un esempio è la rete Welstep, formata da una dozzina di imprese quasi tutte bresciane.
Un’altra, in termini di supporto alla gestione, sono le soluzioni digitali. Esistono sul mercato applicazioni di portale Web che assistono nella stesura del piano Welfare e consentono di gestirlo in totale autonomia, sia in termini di Welfare “puro” che di produttività (conversione parziale o totale del bonus di produzione in Welfare), collegandoli a MBO e permettendo al lavoratore di scegliere in autonomia la tipologia di servizio e l’ente/azienda erogatore.
TeamSystem Welfare, per esempio, è il portale web per gestire in totale autonomia il conto Welfare lato azienda e lato dipendente ed è in grado di gestire contemporaneamente:
La soluzione è fornita con la consulenza necessaria ad implementare il piano welfare aziendale, a calcolare i benefici economici e a darne la corretta comunicazione all’interno dell’azienda stessa.
Contattaci se desideri informarti meglio e conoscere le nostre soluzioni informatiche a riguardo.
Fonte: “http://blog.teamsystem.com/alyante/blog/all-welfare-aziendale”

Un progetto di CRM (Customer Relationship Management) è una delle iniziative aziendali che impatta su tutti i reparti.

Che cos’è? Il CRM rappresenta una strategia vincente di business: un nuovo metodo di lavoro e di gestione dei processi. Esso serve alle aziende per individuare e gestire i profili di clienti acquisiti e potenziali, così da mettere a punto attività e strategie che da un lato aiutino a catturare nuovi clienti e dall’altro a massimizzare i profitti sui clienti fedeli, cercando di comprenderne esigenze e aspettative.
Ogni reparto ha solitamente obiettivi specifici che non sempre coincidono con l’obiettivo aziendale comune. E’ quindi essenziale essere preparati sugli step fondamentali per l’implementazione di un sistema CRM (Leggi qui il nostro precendente articolo).
Come realizzarlo in 10 mosse?
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La nuova minaccia non richiede soldi ma se la survey non viene compilata i dati vengono cancellati per sempre.

I ricercatori Fortinet hanno identificato un nuovo tipo di ransomware, che a differenza di altri non chiede direttamente denaro agli utenti, ma li obbliga a compilare un questionario online. Chiamato provvisoriamente PC Locker, segue il classico modello del ransomware, andando a cifrare i dati del PC dell’utente, che viene avvisato con un messaggio allarmistico. Se entro 72 ore l’utente non compila il questionario, i dati verranno cancellati per sempre.
Il ransomware è emerso negli ultimi anni come forma particolarmente aggressiva e fastidiosa di malware. Solitamente, si manifesta bloccando di fatto il PC dell’utente andando a cifrare dati e applicazioni, e chiedendo un “riscatto” – tipicamente sotto forma di BitCoin – per la decifratura. PC Locker invece spinge l’utente a rispondere a una serie di domande online per ottenere nuovamente i suoi dati. Non è chiaro a cosa possano servire i dati raccolti, probabilmente a personalizzare ulteriori attacchi futuri, garantendo un tasso di successo superiore.
“PC Locker presenta diversi aspetti di novità rispetto al classico ransomware, soprattutto perché non chiede direttamente il pagamento di una somma. Attualmente, pare funzionare solo su alcuni sistemi, ma sospettiamo che possa manifestarsi nuovamente in futuro, magari in forma più aggressiva, con la possibilità di fare danni maggiori. Per questo lo terremo monitorato, pronti a condividere col mercato ogni informazione utile”, spiegano i ricercatori Fortinet

Fonte: http://www.bitmat.it/blog/news/60348/pc-locker-ransomware-obbliga-compilare-un-questionario